Monterano
Cosa senti quando arrivi a Monterano? Il fruscio degli alberi, sì, ma c'è qualcos'altro, forte in inverno al punto di diventare assordante, più sottile in estate, ma onnipresente. Un vuoto fra i rami e il rumore diventa più forte. Ecco cos'è! L'acqua. L'acqua che scorre, l'acqua che fluisce, l'acqua che sgocciola, l'acqua che cade. L'acqua che nei millenni ha modellato e plasmato il tufo di questa terra antica per creare un luogo segreto, inaspettato, un fonte di risorse e allo stesso tempo un rifugio per entrambi la natura e gli uomini. Immagina l'estate. Tutto intorno la campagna è arsa, una stampa vecchia in sfumature di seppia, tremolante nel caldo, odori di fieno e occhi stanchi che cercano il verde dei boschi per riposarsi dalla troppa luce. Qui nella forra invece, c'è il brivido di un'altra aria, gli alberi chiudono una tenda di verde tralucente intorno. Ad ogni passo, un nuovo scorcio di roccia colore albicocca, giochi di luce fra foglie, rocce e acqua& e sempre lì al tuo fianco, il torrente che prima zoppica, poi corre, poi salta, poi si adagia languido in un incavo luminescente nella roccia. Quando esci dal bosco, il caldo e la luce sono come schiaffi ai sensi dopo il fresco e la penombra. Con il verde intenso delle colline boscose come sottosfondo, di fronte agli occhi, un deserto, un caos di masse di roccia dipinte dal rosso del ferro e il giallo dello zolfo, punteggiate di spianate di ghiaia dove salgono centinaia, migliaia, di bolle che vengono in superficie con un fruscio delicato, fievoli voci dall'anima calda della terra, per formare fiumiciattoli d'acqua lattea solforosa che scendono per unirsi con il torrente di rosso ruggine.